Diritti delle persone con disabilità in pericolo nel paese sudamericano. E negli Usa non se la cavano meglio
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Javier Milei e Donald Trump
L’amministrazione del Presidente argentino Javier Milei ha recentemente pubblicato un documento contenente i criteri stabiliti per l’ottenimento dei contributi economici collegati alla condizione di disabilità intellettiva e alla presenza di problemi di salute mentale. Per definire i beneficiari di tali prestazioni monetarie, il governo argentino ha utilizzato termini sconvolgenti come “stupido” per le persone con disabilità intellettive o “imbecille” per indicare le persone non autosufficienti e con difficoltà di lettura e nello scrivere. Ancora, il testo continua utilizzando termini di classificazione come: “ritardo mentale” o “debole di mente”.
Tale atto amministrativo ha suscitato scalpore e rabbia nelle persone con disabilità, sia in Argentina, sia nel resto del mondo. Leggendolo sembra, infatti, essere tornati indietro nel tempo, a quando la Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità non esisteva e non era neanche immaginabile il riconoscimento delle persone con disabilità come persone nel vero senso della parola, con pari diritti, dignità e capacità di autodeterminarsi. Un passato in cui la disabilità era vista come una malattia, un problema del singolo e non una condizione derivante da un ambiente inaccessibile e di responsabilità sociale.
Non può sfuggire l’affinità ideologica tra questo atto amministrativo e il recente ordine esecutivo emanato dal presidente americano Donald Trump, con il quale ha stabilito la revoca dei fondi federali per quelle scuole e realtà accademiche che implementano al loro interno politiche di inclusione verso persone con disabilità, persone straniere, persone appartenenti a minoranze etniche e membri della comunità LGBTQ+ e che scelgono di continuare a farlo. Queste politiche, denominate politiche DEI (disabilità, equità e inclusione) ricomprendono, tra le altre cose, azioni che aiutano le persone con disabilità ad accedere alle università e ai college. E non si può non pensare al discorso pronunciato, sempre dal presidente Trump, nel quale egli ha deliberatamente attribuito un incidente aereo alle assunzioni di dipendenti con disabilità da parte dell’ente responsabile del traffico aereo.
Tutto questo ci deve preoccupare e spingere il movimento dei diritti delle persone con disabilità a rafforzare il proprio impegno e a chiedere alle istituzioni nazionali, alle Nazioni Unite e all’Unione Europea di prendere una posizione decisa nel frenare tali azioni discriminatorie e a lavorare affinché i diritti conquistati e lotte di inclusione vinte dalle persone con disabilità non vengano cancellati.
(Elisa Marino)